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Non esiste un giorno in cui non dedichi un pensiero ( in realtà, più di uno)..a mio padre.

Oggi ho pensato di descrivere uno di questi pensieri a parole mie..

Poco fa ho ricevuto una telefonata da un call center, si sa come cominciano queste telefonate: ” lei è la signora Lucia?”.. stranamente più del ” signora”, la mia attenzione si è focalizzata su” Lucia”, più precisamente sul modo corretto in cui ha pronunciato il mio nome.

Non come fanno alcuni aggiungendo un “S” tra la “U” e la “C”, trasformandolo in “Luscia”, cioè rendiamocene conto, diventa proprio un altro nome!

Più che con me stessa, ho sempre avuto un buon rapporto con il mio nome, ma confesso che mi sento chiamare raramente  così, mi riferisco non solo alla pronuncia corretta, ma anche senza alcun diminutivo che mi sia stato affibbiato..Lulù,  Lù, Lucy, Luppy..fino ad arrivare al modo in cui mi chiama Mr Effy e cioè “amore”.

C’è questa cosa bella che succede a molti innamorati, due parole magiche che attendiamo con trepidanza, chi dei due le pronuncerà per primo? quando succederà? non si sa quale delle due arrivi per prima, ma la sensazione che provi quando ti senti chiamare “amore” e poi sentirti dire “ti amo” la ricorderai per tutta la vita!

Noi siamo arrivati ad “offenderci” quando invece di chiamarci ” amore”, ci chiamiamo per nome, direi che su di noi ha l’effetto contrario quel “Scusa se ti chiamo amore“, anzi..se ci chiamiamo per nome, ci diciamo..

” Io non mi chiamo così..”

Succede quando siamo distratti ( succede più a me), o quando siamo nel pieno di una lite (anche in questo caso, succede più a me).

Inevitabilmente questo mi porta ad un ricordo legato  a mio padre.

Un po’ me ne vergogno, ma a molti succede che con gli anni si finisca per dimenticare alcune caratteristiche delle persone che non ci sono più. Io per esempio , non ricordo il tono della voce di mio padre quando pronunciava il mio nome.

Ricordo benissimo quello in cui chiamava mia sorella Rossana, la piccola peste della famiglia, era un tono un po’ severo, ma solo quello, per il resto era il papà più dolce del mondo.

Ho pochi ricordi di lui che però si manifestano tutti i giorni nella mia mente. E c’è una sua abitudine che adoro ricordare: lui era solito chiamare l’ultima delle sue figlie con un nomignolo che racchiudeva tutto il sentimento di un padre per una figlia femmina.

Ci faceva sentire delle piccole principesse alle quali non riusciva a dire mai di no.

Ognuna di noi è stata “Bubù, o’capo dà tribù”.

 

Con affetto, la vostra Luppy

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