CAPITOLO XXXI

« Il destino si diverte a torturarmi ed io comincio ad avere un pessimo rapporto con i segnali che mi manda!»

Sofia consumava il parquet dell’appartamento girovagando per la camera, cercando di riprendersi dopo l’incontro al supermercato.

« Sofia fermati un attimo!»

« Hai visto la tedesca che aveva accanto? non ci ha messo tanto tempo per rimpiazzarmi con la prossima vittima, questa volta cosa avrà escogitato per illuderla?»

« Sofi, forse..»

« No! Carlotta lo odio! non so nemmeno io dove ho trovato la forza dopo tutto quello che ho subito. Non né posso più! C’è una domanda alla quale non ho ancora trovato una risposta: mi chiedo come sia possibile che tutti i bastardi che ho incontrato abbiano ancora l’opportunità d’amare ed io che ho avuto sempre rispetto dell’amore non riesco ad avere pace?»

« Sofi ma quale amore? quello che tu chiami amore per loro è solo la soluzione più comoda e meno problematica. Nessuna wonder woman potrà mai cambiarli! le vere wonder woman sono le donne come te che nonostante tutte le delusioni trovano ancora il coraggio di amare. Hai superato il male che ti hanno fatto e ci riuscirai anche stavolta!la vita ha tanto da offrirci: il meglio deve ancora venire!»

Pronunciava queste parole, cercando di dare forza anche a se stessa. Aveva affidato il suo cuore ad Alessandro e sarebbe pronta anche a rifarlo, non c’era nulla di sbagliato in chi ama davvero, l’unico errore lo compie chi non sa apprezzarlo.

Nel frattempo. Sofia la guardava prepararle una tisana calda, si alzò e raggiunse la cucina.

« Amica grazie!» Carlotta la guardò accennando un sorriso.

< Sofi è solo una tisana!»

« No, è molto di più! una settimana fa, ero io a darti conforto e oggi mi hai dato dimostrazione della tua grande forza e della tua preziosa amicizia. Ti confesso che mi sento un po’ in colpa, avrei dovuto controllarmi. Forse non sono degna nemmeno di rappresentare la rubrica..»

« Sofi ti sbagli! chi meglio di te può farlo?! mi hai aiutato tantissimo. Ascolta! nella vita sappiamo che qualunque cosa ci accada dobbiamo essere pronti ad andare avanti, quando vedi solo buio intorno a te esisterà sempre un piccolo spiraglio che può riportarti alla luce e tutto apparirà molto meglio. Le amiche della tua rubrica ti stimano, parlo anche a nome loro, non deluderci! ti concediamo qualche ricaduta, ma solo se dopo ritorni più forte di prima!»

Sofia rimase senza parole, prese la tazza con la tisana che Carlotta aveva preparato per entrambe e le fece cenno per brindare.

« Ho creato un mostro! »

 

CAPITOLO XXXII

Seduto in un taxi fuori all’aeroporto, Nico vedeva cadere la neve spinta da un fortissimo vento. La radio trasmetteva le previsione meteorologiche, per i prossimi giorni erano previste forti nevicate, ma lui aveva la testa altrove.

Mancavano poche ore alla fine di quell’anno che rappresentò la svolta per la sua vita. Nell’arco di pochi mesi aveva perso sua madre e recuperato il rapporto con suo padre, smarrito i suoi veri obiettivi e i suoi valori, intraprendendo strade sbagliate, grazie alle quali, però, riuscì a trovare quella giusta. L’errore che invece non riusciva a perdonarsi fu quello di aver perso il suo unico grande amore. Se non avesse permesso di farsi cambiare dagli avvenimenti tristi che gli erano capitati, oggi potrebbe essere completamente felice accanto alla donna che ha amato fin dal primo momento. 

La suoneria del suo telefono lo riportò alla realtà.

« Nico! sono appena atterrato, dove sei?»

« Ti vengo incontro! » scese dall’auto per dirigersi all’interno dell’aeroporto e lo vide da lontano.

« Sandro! com’è andato il viaggio? »

« Forse il più lungo che abbia mai fatto! »

« Ti capisco! »

« Nico dobbiamo trovarle! »

Uscirono per tornare nel taxi che in breve tempo li portò a casa di Nicolò. Ad attenderli c’era Nicole, li accolse aprendo la porta e si presentò subito ad Alessandro. Aveva già sentito parlare di lei da Nicolò e comprese, data la sua bellezza, che Sofia avrebbe potuto fraintendere, vedendola in compagnia di Nicolò, inconsapevole della parentela che li lega.

« Le ho cercate in tutti gli alberghi di Berlino, a questo punto l’unica possibilità rimasta è che siano ritornate in Italia!»

« E se invece avessero preso un appartamento?»

« Non ci avevo pensato! Sì! sarà sicuramente così! Carlotta mi disse che spesso con Sofia preferivano l’appartamento agli alberghi, proprio perché dava l’opportunità di sentirsi meno turista, ma più cittadini del posto!»

« Solo che la ricerca si complica il doppio!»

< Ma sono ancora qui! pensaci bene dove potrebbero festeggiare il capodanno?»

« Alla porta di Brandeburgo! c’è un concerto che organizzano ogni anno!» disse Nicole.

« Benissimo! ho un’idea! »

 

CAPITOLO XXXIII

 

« Sappilo! siamo due pazze ad uscire con questo gelo!»

« Dai Carlotta! non fare la bacucca! per come siamo conciate potremmo affrontare il freddo del polo Nord! poi abbiamo bevuto abbastanza per riscaldarci!»

« In effetti mi sento un tantino brilla!»

« Pronta?> Uscirono dal ristorante per raggiungere la folla in piazza.

« Sofi mi si è bloccata la digestione!»

« Esagerata! non fa così freddo! brindiamo e andiamo via! promesso!»

Mancavano pochi istanti alla mezzanotte e un concerto intratteneva il pubblico. Le ragazze si lasciarono coinvolgere da quella musica sconosciuta, improvvisando qualche passo per riscaldarsi. Ad un tratto dal palco il presentatore fece un annuncio.

« We try the two Italian girls in the audience, Sofia and Carlotta! I repeat Sofia and Carlotta! Thank to reach the stage area. »

Le due amiche si guardarono stupite e intimorite si chiesero cosa fare.

« Che facciamo? Sofi cosa sarà successo?»

Sofia la prese per mano e cercò di farsi largo tra la folla che cominciava il conto alla rovescia. Riuscirono a raggiungere il palco proprio quando il cielo di Berlino s’illuminò di splendidi giochi di luce dei fuochi d’artificio. Sempre più smarrite, cercarono di ottenere delle informazioni dagli addetti ai lavori con uno scarso inglese scolastico.

« Ora si che ci sarebbe servito quel corso di inglese che programmiamo da una vita! » disse Sofia a Carlotta che cercava di farsi capire da un addetto alla sicurezza.

« We are Carlotta and Sofia! we are italian girls!»

« Carlotta è solo tedesco, non è mica sordo! smettila di urlargli contro! > Mentre l’agente cercava di difendersi da Carlotta, Sofia sentì una voce familiare chiamare il suo nome. Non riusciva a crederci, ma era proprio lui. Nicolò si trovava davanti ai suoi occhi.

Anche se fino a qualche istante prima s’interrogava silenziosamente su come sarebbe stato bello festeggiare insieme a lui quel momento, l’unica cosa che riuscì a fare Sofia fu quella di scappare prima ancora che Nicolò si avvicinasse.

A pochi passi da loro comparve Alessandro che, avendo assistito alla scena, incentivò Nicolò a seguirla. Poi si fece coraggio per avvicinarsi a Carlotta, ancora intenta nel farsi comprendere dall’agente.

Le prese gentilmente un braccio e quando Carlotta si girò, senza nemmeno darle il tempo di reagire, si trovò tra le sue braccia, labbra sulle labbra e il cuore che sembrava uscirle fuori dal corpo. Con la paura che potesse scappare, Alessandro le consegnò subito un biglietto con su scritto: ” Lorenzo, Ginevra, Mia,..”.

« Sono i nomi che vorrei avessero i nostri bambini!»

Una carezza sul viso di Alessandro fu il segno di perdono da parte di Carlotta, commossa dalla tenerezza di quelle parole che, seppur pronunciate in ritardo, riuscirono a placare la sua rabbia.

 

CAPITOLO XXXV

Ormai lontani dalla porta di Brandeburgo, Sofia e Nicolò erano i protagonisti di questa folle corsa: lei cercava la strada per sfuggire a quello che fino ad allora, era stato il suo pensiero costante dal momento in cui si svegliava fino a quello in cui si addormentava, lui inseguiva quell’amore per il quale perse completamente la ragione.

Proprio quando sembrava l’avesse raggiunta, scivolò sul marciapiede ghiacciato dalla neve. Le sue urla di dolore, fecero fermare Sofia che tornò subito indietro preoccupata. Si avvicinò a lui e gli chiese dove sentisse dolore.

« Mi fa male qui! » Nicolò le prese la mano e gliela poggiò sul cuore.

Presa dalla rabbia per liberarsi da quel breve contatto, si alzò per allontanarsi. Nicolò cercò di trattenerla e la seguì zoppicando.

« A cosa serve scappare ancora? non vedi che qualsiasi cosa ci accada, tutto ci riporta sulla stessa strada? Questo è quello che mi è successo da quando ti ho visto per la prima volta. Noi non siamo fatti per stare lontani. Ero a un passo dal rovinarmi la vita, poi sei arrivata tu e hai recuperato la parte migliore di me. So che ho sbagliato, so che ho commesso un errore imperdonabile, ma so anche che lo sbaglio più grande sarebbe quello di non dare futuro al nostro amore! Ti chiedo perdono, perdonami e lascia che ti dimostri chi sono veramente! credimi perché so di essere l’uomo di cui ti innamorasti tempo fa..quando ci separarono durante quell’estate, tu non lo ricordi, ma io si!»

« Di cosa stai parlando? Non crederò ad una sola parola di quello che dici, torna da quella del supermercato!»

« Quella del supermercato? Nicole? è la mia sorellastra! ora ti vuoi calmare? sai quanto ho aspettato questo momento?»

« Io so solo che ho bisogno di stare sola..ho bisogno di tempo..» disse queste parole e scomparse tra la folla.

 

CAPITOLO XXXVI

 

« Quindi a giudicare dalla lista..avete deciso di avere tanti figli?» disse Sofia con in mano il foglio di Alessandro. Carlotta le sorrise, mentre si preparavano per la partenza.

« E poi?»

« E poi niente..ci siamo seduti in un bar e gli ho spiegato che si è trattato di un misunderstand »

« E lui?»

« sembrava confuso..»

« Sollevato?»

« No, anzi! penso si fosse abituato all’idea di avere un bambino. Credo abbia fantasticato quanto noi su come prendersi curo di un figlio. Sofi non so se sia stato tutto quell’alcol che abbiamo bevuto, ma ieri sera è successa una cosa..»

« Ci sei andata a letto? > disse Sofia senza darle il tempo di rispondere.

« No! cioè quello è venuto dopo!»

« Dopo? dopo cosa?»

« Sto cercando di dirtelo!»

« Di dirmi cosa?»

« Ci sposiamo!»

« Oh mio Dio! era questo quello che cercavi di dirmi? ma perchè non me l’hai detto subito?»

« Sofi dopo tutto quello che è successo,..cercavo il momento giusto, insomma..»

« Ti senti in colpa nei miei confronti?»

«Sei tornata in lacrime. Come potevo esordire con questa notizia?»

« Ho capito! ma non devi sentirti in colpa! anzi quando si è tristi cose come queste possono solo riempire il cuore di felicità e in questo periodo è proprio ciò di cui ho bisogno »

Proprio in quel momento, sentirono una musica in lontananza, era una canzone italiana, la stessa che quel bambino di cui non ricordava più il nome le dedicava sempre da piccola.

Si avvicinarono alla finestra e videro Nicolò con una rosa in mano e uno stereo nell’altra.

« Ma è una serenata! Sofia se non lo perdoni adesso lo rimpiangerai per sempre! vai a prenderti il tuo lieto fine!»

Le note di “Se non avessi più te” accompagnavano la corsa per le scale e pochi istanti dopo si trovò occhi negli occhi con quell’amico ritrovato che un giorno le promise di non lasciarla mai.

 

CAPITOLO XXXVII

 

Buongiorno a tutti gli ascoltatori e benvenuti in questa trasmissione dedicata a tutte le donne che come me vivono i problemi di tutti i giorni, cercando di migliorare se stesse.

Mi auguro che in qualche modo possa aiutarvi e allo stesso tempo divertirvi!

Oggi vi parlerò della parola amore. Quando si parla di amore la prima cosa che può venire in mente è l’affetto, la stima, il rispetto che si prova per un’altra persona. Io di amori ne ho avuti pochi: del primo ricordo una frase in particolare che mi ripeteva spesso ”ti muovi come un elefante in una cristalliera!” (pesavo 50 kili per un metro e settanta!), il secondo non ricordava nemmeno il colore dei miei occhi (cosa assurda a prescindere!). Dopo un lungo periodo di “singletudine”, capì che esseri inutili come questi avevano posto le basi al mio “non affetto, non stima e non rispetto” verso l’unica persona che prima di tutto merita amore sconfinato, ossia, me stessa!

Passiamo tanto tempo davanti allo specchio a contare difetti di cui fino a giorni prima non sapevamo nemmeno l’esistenza. Basta un semplice “ma non ti sembra di mangiare troppo?” per farci notare quel simpatico chilo in più sui fianchi che detto tra noi è molto meglio di un osso sporgente!

La verità è che lo squallore che ci circonda è troppo poco per tutto quel troppo che siamo, non dovremmo sprecare tempo con persone che non ci apprezzano come invece il vero amore dovrebbe fare.

Ci accontentiamo di quello che passa il convento e ci leghiamo al niente come se avessimo delle manette virtuali. Cominciamo col dire che qui nessuno è perfetto, ma in ognuno di noi c’è una lista infinita di pregi che nemmeno possiamo immaginare.

E’ chiaro che il fattore estetico pare sia diventato essenziale per farsi piacere: seguiamo mode assurde, compriamo prodotti costosissimi, siamo addirittura disposte a metterci sotto i ferri per diventare più belle agli occhi degli altri! V’invito piuttosto a soffermarvi sui vostri occhi perché è lì che ritroverete la bellezza, ”gli occhi sono lo specchio dell’anima”, vedrete che frasi sentite e risentite come questa cominciano ad avere senso.

Siamo talmente distratti da ciò che ci gira intorno da dimenticare che l’unica cosa che andrebbe curata è proprio la nostra anima. Nei momenti difficili della mia vita ho avuto la fortuna di vivere la solitudine nei suoi aspetti positivi. Per anni ho messo al centro dei miei pensieri tutto e tutti, ma è bastato fare il più bel viaggio alla ricerca dell’amore per me stessa per capire quanto potessi essere importante. Insieme a questa convinzione ne vennero tante altre che mi portarono, ad essere pronta per amare anche un’altra persona.

Dedico questa nota a chi come me, si trova o si è trovata in questa guerra contro se stesse, al bivio tra ciò che è giusto o sbagliato. Scegliete di cambiare e andare avanti. La chiave di tutto siete voi! “

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