CAPITOLO XI

 “Dovrebbero inventare un navigatore satellitare per individuare gli oggetti dispersi nelle borse delle donne”, pensò Sofia mentre affondava disperatamente la mano nella borsa alla ricerca del suo telefonino che squillava insistentemente. “ah!trovato!”

– Pronto!

– Sofia!

Sgranò gli occhi e si fermò mentre camminava verso il lavoro. Conosceva quella voce.

– Andrea! Ciao!

< Ohi, ce l’hai messo di tempo per rispondermi, ti vuoi far  proprio desiderare?!

– No, affatto! non trovavo il telefono in borsa, sai cosa si dice sulle borse delle donne, siamo capaci di mettere l’impossibile dentro e poi, per trovare ciò che ci serve, ci impieghiamo una vita!

– Esagerata!

– Sul serio! ho perfino il PC e il cambio per la palestra!

– Addirittura il PC!?

– Sì! devi sapere che io adoro scrivere! sui fogli mi riesce meglio, ma sul portatile riesco a salvare tutto e, soprattutto, nessuno può leggerli! ma non parliamo di questo! com’è andato il viaggio?

– Benissimo! sono appena tornato, quindi colmo di lavoro! stasera però ho una gran voglia di cenare insieme, dimmi che sei libera!?

Sofia sentì improvvisamente una fiamma di entusiasmo bruciare dentro di sé.

-Con molto piacere!

-Il piacere sarà tutto mio, visto che finalmente mi concedi quest’onore! ci aggiorniamo in giornata allora.

Quella telefonata aveva cambiato la routine dei giorni della sua vita che cominciavano a somigliare sempre di più l’uno all’altro.

Si salutarono e Sofia rimise gli auricolari all’orecchio. Dal suo ipod Beyoncè cantava “love at the top”. Era talmente presa dalla felicità di quel momento da poter contagiare tutto ciò che la circondava, improvvisando un balletto con il ritmo di quella canzone. Quando si trovò davanti al negozio per cui lavorava, si pose inevitabilmente una domanda: “che mi metto?” Cominciò tutti i riti di apertura del negozio: luci, insegna, musica, ma nulla poteva distrarla dal pensare a cosa poter creare da indossare per la cena che l’aspettava stasera. Si mise a lavoro per terminare delle consegne e tra una pausa e l’altra disegnò nella mente il suo abito. Dedicò l’intera pausa pranzo per realizzarlo. Dallo scaffale dei tessuti scelse della seta verde. Il rumore della macchina da cucire faceva da sottofondo ai suoi pensieri. Un frullato di dubbi, speranze ed emozioni gli girava per la testa: ” Chissà se l’abito che ho in mente sarà idoneo alla cena che ha organizzato? speriamo che non mi deluda anche lui! è da tanto che aspettavo questo appuntamento! mi sento al settimo cielo!”.

All’ora di chiusura, corse a casa per prepararsi. Le rimanevano un paio di ore per quello che lei amava definire “restauro”. Si concesse un breve bagno caldo, si passò l’olio per il corpo sulla pelle bagnata e si avvolse nell’accappatoio. Con l’aiuto del phon e la spazzola lisciò i capelli lasciando le punte ondulate. Stese sulle unghia di mani e piedi uno smalto color pesca e mentre aspettava che si asciugasse, tamponò il viso e il decolté con l’acqua di rose. Dopo il parrucco, si dedicò al trucco: contorno occhi, eyeliner, tanto mascara e un pò di lucido sulle labbra, per il resto bastava la tintarella presa al mare la domenica prima. Mancavano pochi minuti, indossò l’abito e dei sandali neri tacco 10. Mentre scriveva un biglietto a Carlotta, che quella sera lavorava per il servizio catering, le squillò il telefonino:

– Pronto?

-PRONTA?- rispose Andrea

-Si, scendo subito!

Durante l’attesa squillò il telefono ad Andrea:

– pronto?…che cosa? ho appena avuto la conferma che all’interno ci potesse essere ciò che cercavo! trovala o non avrai nemmeno un euro da me!”- concluse in fretta la telefonata, quando vide comparire Sofia con un abito che le aderiva sul corpo. L’accompagnò con lo sguardo e si accorse che le bretelle del vestito finivano per incrociarsi sulla schiena, lasciandola completamente scoperta.

– Sei un sogno Sofia!

Lei lo ringraziò con uno sguardo imbarazzato.

– Ora qualsiasi posto scelga non potrà mai essere alla tua altezza!

– dai! smettila! piuttosto decidi in fretta che muoio dalla fame!

Andrea scoppiò a ridere. Quella frase riuscì a togliere l’imbarazzo del classico primo appuntamento. Tra una chiacchierata e l’altra sulla vacanza trascorsa, giunsero nel ristorante più chic del posto con la vista migliore sulla città. Mangiarono deliziose pietanze a base di pesce accompagnate da un ottimo vino bianco. Sofia amava lasciare che gli effetti di alcuni sorsi di vino le dessero la giusta spensieratezza, anche se spesso avrebbe evitato la scena che si ripete ogni volta che si trova in questo tipo di locali, con lui che sorseggia il vino e il cameriere che attende il responso. Andrea la osservava esterrefatto: si sorprese nella scoperta di una persona totalmente diversa da come l’aveva immaginata. Le piaceva il suo carattere solare, lontano da quello enigmatico di alcune categorie di donne a cui era abituato. La cena si concluse con uno squisito dessert di panna cotta ricoperta da un matrimonio di crema alla cioccolata bianca con un sottile ripieno di miele e piccole nocciole. < Grazie per la serata, sono stata molto bene!> < Quindi non ti dispiacerebbe vedermi ancora?> < Non mi dispiacerebbe!> Andrea si avvicinò, le prese la mano e gliela baciò delicatamente. < Buonanotte!> Sofia gli sorrise e uscì dalla macchina un po’ frastornata dagli effetti collaterali del vino e la cascata di emozioni vissute.

CAPITOLO XII

Il rombo di una moto echeggiava fuori la palestra. Nicolò si tolse il casco e con il borsone in spalla, si diresse dritto verso gli spogliatoi. Appena entrato, si preoccupò che fosse solo. Cacciò dal suo borsone il corpo del reato e lo ripose nello stesso posto in cui l’aveva trovato.

Proprio mentre usciva, vide entrare Tony che gli diede l’impressione di fissare la borsa nell’angolo. In seguito, Alessandro gli venne incontro, dandogli una pacca sulla spalle.

– Fammi compagnia mentre mi cambio, devo assolutamente raccontarti una cosa!

Rientrando negli spogliatoi, Nicolò si accorse che la borsa non c’era più e che Tony stava andando via proprio in quel momento con lo zaino stranamente più gonfio. Senza pensarci due volte, lo prese per un braccio e cercò di bloccarlo.

– Fermo! c’era una borsa nell’angolo con questo ciondolo e ora non c’è più! – Cosa vuoi insinuare? come ti permetti!?

Tony lo spinse tentando di andare via, ma intervenne anche Alessandro che gli chiese di aprire il borsone per dimostrare la sua innocenza. Aprirono il borsone e realmente trovarono la borsa rubata.

Nel frattempo le urla dei tre, attirarono l’attenzione dei ragazzi alla reception che cercando di capire cosa fosse successo si accorsero di quel particolare ciondolo a forma di farfalla, ricordando quello descritto da una loro cliente qualche giorno prima.

– Sei proprio un super eroe! disse Alessandro ironicamente.

– E tu il mio degno compagno!> rispose Nicolò fiero delle decisioni che lo avevano portato a fare quel gesto. Ora ciò che più lo interessava, era trovare la sua ragazza misteriosa.

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