Continua la pubblicazione di una storia che vorrei raccontarvi di giorno in giorno. S’intitola “la principessa e il ladro”, una storia in cui parlo dell’amore , vissuto da una single in cerca dell’uomo giusto al giorno d’oggi. Lo scopo di questa iniziativa è quello di accogliere suggerimenti per cambiare ciò che non vi piace del capitolo che ho scritto e a fine pagine troverete il vostro nome e potrete poi condividere sui vostri blog o social.

 

CAPITOLO IV

– Signorina siamo mortificati! non è mai accaduto che si verificassero furti nella nostra palestra!

– Avevo il mio computer in quella borsa!

– La prego, si calmi! le prometto che se non ritroveremo la borsa, le risarciremo il danno che le abbiamo causato, intanto mi descriva la borsa..

– Credo che per quanto lei cerchi di rimediare, non riuscirà a farmi calmare! comunque la borsa è marrone con un ciondolo a forma di farfalla, questo è il mio numero, mi chiami per aggiornarmi!- disse Sofia, lasciando la palestra quasi in lacrime.

– ohiiii, non fare così! ti hanno appena detto che ti risarciranno! non sei contenta?! avrai un bel computer nuovo!- sussurrò  dolcemente Carlotta, cercando di darle conforto.

– Su quel PC c’era tutta la mia vita!

– Cosa?- rispose incredula Carlotta.

– Ci ho annotato giorno per giorno gli ultimi anni della mia vita. Ci sono tutte le mie confidenze, ma soprattutto i i miei ricordi!

– E devo dedurre che non hai mai salvato i dati su un cd..- le disse speranzosa Carlotta.

Sofia le fece cenno di no con un’espressione di tristezza e sconforto.

Sapere che un estraneo potesse avere libero accesso al suo diario, la rendeva terribilmente fragile.

Più di tutto le dispiaceva abbandonare quell’abitudine di rileggere alcune delle pagine scritte. Per lei i suoi diari erano dei piccoli tesori: un modo per poter ritornare indietro nel tempo e rivivere dei momenti che spesso dimentichiamo.

– Era per questo che chiudevi il PC quando mi vedevi arrivare?- disse Carlotta mentre erano sulla strada di casa.

– Si, ma..- Sofia cercò di giustificarsi, ma Carlotta la interruppe e poggiandole il braccio sulle spalle, disse:

– non devi scusarti! però che delusione che sei, io pensavo guardassi film sconci! – l’amica riuscì inevitabilmente a strapparle un sorriso. Felice del risultato ottenuto, continuò a portarla lontana da quel dispiacere, chiedendole:

– allora, quando vogliamo organizzarci per quel viaggio?

– Presto Carlotta, il prima

CAPITOLO V

Nicolò uscì dalla doccia e si avvolse l’asciugamano in vita. Diede una passata di phon sullo specchio annebbiato dal vapore. Si trovò davanti ad un uomo che non gli piaceva più, ma era stufo di quell’immagine da bravo ragazzo. A cosa era servito comportarsi correttamente? Sua madre l’aveva fatto, rimase fedele al padre anche dopo esser stata lasciata per un’altra e cosa ha ricevuto in cambio? improvvisamente sentì un gran senso di colpa, cosa avrebbe pensato di lui se fosse ancora viva? capii che la fedeltà di sua madre era stata ricompensata dall’affetto che lui le aveva sempre dimostrato. Comprese subito di aver commesso un grave errore impossessandosi di cose che non gli appartenevano.

Si convinse che per rimediare avrebbe dovuto riportare indietro quella borsa, lasciandola nello stesso posto dove l’aveva trovata. Sperando che nessuno se ne sarebbe accorto.

Dopo queste riflessioni, smise di torturarsi e dopo essersi asciugato si preparò la cena. Gli piaceva molto cucinare, imparò a godersi anche da solo degli attimi di piacere, preparandosi delle deliziose cenette, accompagnate da buon vino e musica jazz.

Miles Davis suonava la sua “it never entered my mind”, mentre Nicolò finiva il suo bicchiere di vino seduto sul divano.

Gli cadde l’occhio sul portatile posto proprio davanti a lui. Non aveva ancora ceduto alla tentazione di accenderlo. Provò a trattenere la sua curiosità cercando intorno a sè qualche pretesto che riuscisse a distrarlo.

Fece un giro di canali, ma era nato quasi un corteggiamento con quell’aggeggio che sembrava gli chiedesse “accendimi!”.

Dopo qualche  minuto di zapping, fece ritornare il suo sguardo sul PC e si arrese.

Il desktop aveva come sfondo l’immagine di un’ orchidea rosa coperta da cartelle rinominate “my juke box, curriculum, my clicks, Carissima me,..Carissima me?, cosa sarà?”. Malgrado si sentisse peggio di un ladro, non riuscì a non continuare e aprì la cartella. Vide una serie infinite di date e aprì quella più recente..

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