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Chesney Henry “Chet” Baker Jr  è stato uno dei più grandi trombettisti della storia della musica jazz, senza ombra di dubbio il migliore tra i bianchi, secondo, forse, solo al collega Miles Davis. Chet Baker è considerato il punto di riferimento dello stile jazzistico definito “cool jazz”, nato tra gli anni ’50 e gli anni ’60.

A dare la scossa al piccolo Henry Junior, dal punto di vista dell’ispirazione musicale, è suo padre, chitarrista dilettante che sogna per lui un futuro nel mondo della musica. Quando Chet ha infatti appena tredici anni, riceve in dono dal papà un trombone che però, nonostante gli sforzi, non riesce a suonare in nessun modo. Ripiega su una tromba, la quale da quel momento diventa la compagna di vita e di viaggio del piccolo Baker.

Tossicodipendente per oltre trent’anni, ha trascorso diversi momenti della sua vita sia in carcere che in alcuni istituti di disintossicazione.

Il 28 aprile del 1988 Chet Baker tiene il suo ultimo memorabile concerto, ad Hannover, in Germania. È un evento dedicato a lui con un’orchestra di oltre sessanta elementi che lo aspetta per i cinque giorni di prove precedenti la serata del concerto, ma lui non si fa mai vivo. Tuttavia il giorno del 28 sale sul palco e tiene una delle sue migliori performance di sempre, a dire dei critici, la migliore versione della sua “My funny Valentine”, della durata di oltre 9 minuti: una long version indimenticata. Dopo il concerto, il trombettista non si fa più vedere. Il 13 maggio 1988, Chet Baker morì, cadendo da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam, probabilmente sotto l’effetto di droghe. Le circostanze della sua morte furono piuttosto oscure, ma la versione ufficiale dell’incidente resta comunque la più accreditata. 

La targa posta a memoria all’esterno dell’albergo recita:

“Il trombettista e cantante Chet Baker morì in questo luogo il 13 maggio 1988. Egli vivrà nella sua musica per tutti quelli che vorranno ascoltarla e capirla”.

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